Solimano

‘Narra la leggenda che alla Kalsa, quartiere arabo di Palermo, vivesse una splendida fanciulla che trascorreva le sue giornate prendendosi cura dei fiori che coltivava sul suo giardino. Un giorno, un giovane moro la notò mentre accudiva le sue piante e se ne invaghì perdutamente. Dichiaratole subito il suo amore, la fanciulla, colpita da tanta audacia, ricambiò il sentimento. Purtroppo il giovane era già sposato. Quando la nostra Giuditta sicula venne a scoprire che il suo amato sarebbe ritornato dalla sua sposa in Oriente, attese la notte e gli tagliò la testa facendola diventare una “grasta”, un vaso in cui piantò del basilico mettendolo in bella mostra fuori sul balcone. La pianta, innaffiata con le sue lacrime, crebbe rigogliosa e gli abitanti del quartiere, per non essere da meno, si fecero fabbricare dei vasi di terracotta a foggia di “testa di moro”.

I sensi

Si, abbiamo attribuito aspetto, facoltà e caratteristiche umane ai nostri vasi! Proprio a simboleggiare l’energia della materia che prende forma e si plasma per divenire elemento vivo. Da un semplice pezzo d’argilla ha inizio la genesi di questi cilindri. E una danza a tre in cui tornio, terra e mani dei nostri artigiani si uniscono per elevare queste crete rosse. I nostri vasi vogliono vedere, annusare, gustare. Che siano fiori, rami, foglie, radici, queste sculture verticali vogliono diventare custodi gaudenti e non più semplici contenitori. A naso, Coi baffi, Al bacio, A occhio; sono questi i nomi dei nostri vasi. Così come ognuno di noi porta il proprio nome, anche i vasi di Crita possiedono il loro identificativo. Un chiaro riferimento ai sensi che tutti impieghiamo per valutare, apprezzare e godere il mondo che ci circonda. Sono i sensi che guidano , i sensi che ci rendono partecipi, i sensi che contribuiscono alla felicità e alla bellezza. E tu, che senso sei?